25 ottobre 2009: VAL CODERÀ m. 825
partenza all'imbocco del "Sentiero Roma" in località Castello a Mezzolpiano m. 316. Arrivo a Codera m. 825.
Facoltativo: possibilità di proseguire per un tratto in direzione del rifugio Brasca (a seconda del tempo e delle energie rimaste).
Pranzo per chi lo desidera presso l'Osteria Alpina a Codera.
Ritorno: medesimo itinerario, oppure per il "trecciolino" e l'abitato di S. Giorgio.
Coordinatori: Gabriele Vecchi, Lorenzo Gaini.
Val Codera
Intagliata nell’estremità occidentale delle Alpi Retiche, poco a nord del Lago di Como, la Val Codera è una piccola valle, laterale della Val Chiavenna, la cui particolarità è quella di non avere strade carrozzabili che penetrano al suo interno, per cui i paesi sono raggiungibili solo a piedi. Codera è il centro principale della valle ed è l’unico ad essere ancora abitato durante tutto l’anno. Interessanti le sue case in granito, disposte a gradinate, con ampi ballatoi di legno e la chiesa di S. Giovanni Battista del 1600 che fu per secoli parrocchia autonoma. Per raggiungere Codera bisogna percorrere, per circa due ore , la mulattiera gradinata che sale da Mezzolpiano di Novate Mezzola. Altri villaggi vicini (Avedée, Cii, Cola) sono disabitati. La Val Codera è collegata alla Val dei Ratti attraverso il “Tracciolino”, sentiero splendido e panoramico che sfrutta le infrastrutture dell’ENEL. Lungo questo percorso si trova S. Giorgio, altro caratteristico villaggio con la chiesa romanica di S. Eufemia e dove, nei pressi del cimitero, si possono osservare due “massi avello” di origine celtica.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO
Arrivati a Novate Mezzola seguire i cartelli di indicazione turistica per Val Codera, passando per la frazione di Mezzolpiano fino al termine di via del Castello, dove si apre un ampio parcheggio - alla quota di 316 m - dal quale inizia il Sentiero Roma.
I tempi di percorrenza medi da Mezzolpiano a Codera sono di 2 ore; il percorso è classificato T (turistico) ed ha un dislivello di circa 500 m. Il Rifugio Brasca si trova ad altre 2 ore da Codera, con un percorso E (escursionistico) e un dislivello ulteriore di 500 m. Nel tratto fino a Codera non si trova acqua potabile, in seguito sono presenti sorgenti e fontane. A Codera (Osteria Alpina con alloggio) è possibile trovare servizio di ristoroe [i rifugi Bresciàdega (privato) e Brasca (CAI Milano) sono aperti solo nei mesi estivi].
Il sentiero parte da un punto posto presso l’apice del conoide alluvionale depositato dal Torrente Codera, che sbocca nel Lago di Mezzola. Ci si avvia sulla mulattiera, costituita da solidi gradini e sorretta da poderosi muraglioni, che vince a svolte il salto roccioso sulla destra orografica della valle (sono circa 2.600 i gradini dell’antica mulattiera).
Dalla partenza, si incontrano in sequenza: una prima cappella votiva e il bivio con il sentiero che conduce alla frazione Montagnola, a circa 630 m.
Superata una zona di cave abbandonate di granito di Sa Fedelino , si attraversa un bosco di secolari castagni fino a raggiungere una seconda cappella con antichi affreschi, nota col nome locale di Suradôo, a 715 m: punto panoramico che prelude all’ingresso vero e proprio in Val Codera.
Il sentiero prosegue pianeggiante fino all’agglomerato di baite di Avedée (790 m). Ampio il panorama sul lago di Mezzola, sul Pian di Spagna e sull’alto bacino del Lario. Di fronte, al di là della valle, il villaggio di Codera è ben visibile ma ancora lontano.
Poco oltre questa frazione, ci si abbassa di una cinquantina di metri per attraversare, al riparo di gallerie paramassi, due grossi impluvi, il sentiero prosegue tra castagni e betulle, poi si infila nella “Taiada”, spettacolare intaglio nella viva roccia.
Si prosegue in costa, con un susseguirsi di saliscendi, sui fianchi del Monte Avedée, fino a raggiungere Codera (m 825).
Il capoluogo della valle, Codera (825 m), è una viva testimonianza di quanto importante fosse la tradizionale lavorazione del granito per produrre i più svariati manufatti: angolari, stipiti, architravi, reggigronda, pavimentazioni, gradini, scale, fontane, vasche, abbeveratoi. Il Museo locale conserva testimonianze anche delle altre attività lavorative tipiche dei valligiani: l’allevamento di bovini e caprini, la produzione di formaggi (tra cui il mascherpin), l’artigianato. A Codera è inoltre interessante il famoso “fungo”, forma di erosione a carico di un deposito glaciale, con un grande masso posto alla sommità di un’isolata “piramide di terra”.
Ritorno per il Tracciolino e San Giorgio
Da Codera si scende a destra fino al torrente Codera che si attraversa su un antico ponte in pietra. Subito dopo un altro ponte seicentesco valica il torrente Landrogno, le cui acque formano cascatelle e dove si possono osservare alcune “marmitte dei giganti”. Superato un castagneto, si raggiungono le baite di Cii, a monte delle quali si prende il sentiero che sale al Tracciolino. Il percorso ora è tutto pianeggiante, poiché segue il canale di gronda idroelettrico che collega la Val dei Ratti con la Val Codera ed offre panorami bellissimi.
Raggiunta la deviazione per Cola, si evita l’indicazione a destra e si continua invece lungo il Tracciolino fino a trovare la seconda indicazione per S. Giorgio, dove si scende a destra fino all’abitato (m 788). Il villaggio, adagiato su un’ampia sella erbosa, con le sue case restaurate con cura, merita una sosta e una visita.
La discesa avviene su una lunga serie di ripidi, panoramici tornanti fino ad immettersi in una strada sterrata. Più avanti si trova la strada asfaltata dove, girando a destra, si attraversa il ponte sul torrente Codera e in breve si ritorna al punto di partenza, a Mezzolpiano.
Dislivello: m 509 – ore 4.30 A/R
Difficoltà: EF

Vegetazione
Il percorso si svolge lungo un versante esposto a meridione, che risente di un microclima particolarmente mite grazie anche all’afflusso periodico della brezza di lago (Breva). Ciò ha consentito, assieme alla quota ancora relativamente bassa, la crescita rigogliosa di essenze caratteristiche della flora mediterranea, come erica e cisto. Il castagno inizia presto a far ombra, con dense fustaie ben ambientate grazie al suolo sviluppato su substrato acido.
EVENTUALE PROSEGUIMENTO OLTRE CODERA
Raggiunta l’altezza del Sentiero Tracciolino, il versante presenta forme di erosione simili ai calanchi dell’Appennino. Sarà facile osservare ell'alveo del torrete grandi massi, tagliati dai filoni chiari di quel particolare tipo di roccia (pegmatite) nella quale si trovano i minerali che hanno reso famosa la valle.
Le baite di Saline e Piazzo si trovano su un caratteristico terrazzo, costituito ancora da un deposito glaciale. Verso la base di quest’ultimo, lungo la variante di quota inferiore, il sentiero raggiunge una sorgente presso la quale si trovano dei minuscoli “crotti” usati per mantenere in fresco il latte. Da Bresciàdega verso monte il paesaggio diviene tipicamente alpino, con il deciso sopravvento delle conifere sulle latifoglie. Sul versante destro idrografico, una sottile cascata indica lo sbocco della più nascosta delle valli sospese: la Val Deserto (o Val Deserta).
Le famose cascate gemelle dell’Arnasca, fotografate da quasi tutti i visitatori, danno il benvenuto a chi raggiunge la piana dell’Alpe Coéder, ove si trova il Rifugio Brasca. Lo scorcio può essere considerato come il simbolo della valle e la conca dell’Arnasca verrà proposta come monumento naturale.
Il Rifugio Luigi Brasca si trova a 1304 m: proprietà C.A.I. Milano, gestione Luigi Biavaschi di Novate Mezzola, telefono: 339-7176620; 50 posti letto, bagni, doccia, posto di soccorso alpino.
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