Correva l'anno 1871, e lo stupendo splendore della conca della Presolana era già nota anche all'estero. Infatti, durante il dominio austriaco risalente agli anni precedenti l'unità d'Italia, parecchie compagnie militare dell'impero asburgico avevano avuto modo di contemplare le bellezze di tali luoghi.
Alcuni di loro si erano anche trasferiti nelle valli circostanti, tant'è che i loro discendenti vivono tutt'ora nella cittadina di Clusone. Alcuni dei militi rimasti in Italia provenivano dagli oriundi Polacchi, e anche loro magnificavano le bellezze di tale terra ai parenti polacchi, durante la corrispondenza che inviavano loro periodicamente.
Uno di questi, un certo Massimiliano Prihoda, polacco e musicista di professione, si trovava in Italia per tenere un concerto alla Scala e non volle perdere l'opportunità di andare a trovare i parenti trapiantatisi a Dorga, una località della conca della Presolana. Affascinato dalla bellezza dei posti, e dalla maestosità dei panorami delle montagne, passava ore e ore nello scrivere spartiti, immerso nella quiete dei posti.
Il luogo prediletto era la sommità di un dirupo dal quale poteva rimirare le montagne circostanti che percorrono la Valle di Scalve e la Valle Canonica.
Affascinato ed innamorato dai posti, decise di tornarvi definitivamente con la giovane moglie, Anna Stareat. Ritornato in Polonia vendette la casa, sistemò i suoi affari, e tornò in Italia con la moglie.
Tutti i giorni la giovane coppia percorreva il sentiero che conduceva al dirupo per contemplare il paesaggio e la moglie, affermata pittrice, trovava degna ispirazione per i suoi quadri, mentre il marito scriveva spartiti musicali.
La giovane coppia fu presa a benvolere dagli abitanti del luogo. Sempre insieme, con il sorriso sulle labbra, sempre con la mano nella mano, e con una parola affabile per tutte le persone che incontravano. Alla fine, Massimiliano e Anna, divennero per gli abitanti del posto, semplicemente " gli sposi ". Ma un giorno capitò la tragedia.
Secondo le varie testimonianze raccolte presso gli abitanti, verso la fine del mese di settembre, dell'anno 1871, e dopo un tremendo acquazzone, gli sposi si recarono presso il dirupo per rimirare il panorama abbellito da un tenue arcobaleno. Anna dipinse il ritratto del marito con sullo sfondo la montagna del Pizzo Camino, e Massimiliano scrisse una composizione dedicata alla moglie. Per qualche inspiegabile motivo, mentre la luna stava sorgendo, i giovani sposi raggiunsero l'orlo dello strapiombo e si gettarono di sotto abbracciati.
Furono trovati il giorno dopo alla base del dirupo. ancora abbracciati, dalla guardia boschiva Bortolo Dovina.
Il fatto rimane tuttora avvolto nel mistero nonostante le diverse indagini effettuate a suo tempo. La conclusione più logica che sono riusciti a trovare per giustificare tale triste atto, è stata individuata nella volontà dei due sposi di preservare per l'eternità il dolce sentimento che li univa.
Il quadro dipinto da Anna, e lo spartito di Massimiliano scritto per la moglie, furono consegnati ai loro parenti e oggi sono gelosamente custoditi da una famiglia di nobili di origini polacche.
A ricordo della tragedia, e in memoria dei due sposi, da allora il precipizio è chiamato " il Salto degli Sposi " e per anni la triste storia non fece altro che alimentare le pagine dei quotidiani locali.
Con il trascorrere del tempo, il luogo crebbe di notorietà diventando la meta preferita degli innamorati i quali, in segno d'augurio per il loro amore, gettano dei fiori dalla sommità del dirupo.
La leggenda creata dagli abitanti locali.
Quella narrata sopra è la vera storia del Salto degli Sposi ma gli abitanti del posto, per promuovere il turismo e creare un alone di mistero sul luogo, diedero alla luce una leggenda altrettanto romantica ma triste allo stesso tempo:
tantissimi anni fa nella vallata vivevano due giovani innamorati. Essi desideravano ardentemente di poter coronare il loro amore con il matrimonio, ma erano contrastati dai loro parenti a causa di una vecchia inimicizia tra le due famiglie.
I due giovani, consapevoli che non avrebbero mai avuto la benedizione da parte dei rispettivi genitori, decisero di cercare la morte che li avrebbe uniti per sempre fuggendo verso la montagna, per cercare un posto dal quale gettarsi nel vuoto. Avevano sentito parlare di una montagna dalle pareti d'argento, ove l'aquila nidificava per far nascere i suoi piccoli. Una montagna ove gli gnomi si divertivano a costellare le luci delle stelle.
I ragazzi una notte, elusa la sorveglianza dei genitori, uscirono da casa e presero un sentiero che iniziava dal Passo della Presolana e si addentrava fin dentro il fitto bosco. Era una splendida notte di luna piena, e la luce che emanava guidava il cammino degli innamorati. Percorrendo il sentiero giunsero fin ad un gran terrazzo che dava sulla vallata sottostante, percorsa da un fiume che brillava laggiù in fondo.
La coppia rimirava estasiata il panorama che li circondava, aiutati da una splendida alba che iniziava a rischiarare i contorni delle montagne. Guardando in basso, poco sotto l'orlo del dirupo, videro un cespuglio fitto di stupendi fiori rossi, più rossi delle rose di maggio. I due giovani rimasero a lungo ad ammirare quei meravigliosi fiori, rimanendo rapiti da tale bellezza come se fossero stati posseduti da un incantesimo.
Tale fu la loro estasi in quel momento che non desiderarono altro che di gettarsi felici ed abbracciati nel vuoto, ponendo così fine al loro bellissimo, triste amore.
Ed ora, se vi capita di incontrare lungo il percorso che porta al salto degli Sposi qualche abitante del luogo, non vi meravigliate se vi sentirete dire:
" Non guardate i ciclamini del Salto degli Sposi. Non guardateli perché sono incantati, e chi si sofferma a contemplarli rimane preso da un'invincibile magia che lo spinge a cercare la morte tra i fiori vermigli "
MagoMorgano