Sentiero "ROTARY" Passeggiata sulle colline di Lecco
Lecco, Bonacina, Olate, Versasio, Neguccio, Campo-secco, S. Girolamo, Calolziocorte (tot. giornata ore 5:30)
Gita con il treno: ritrovo alla stazione FF alle ore 7:45
Coordinatori: Bonacina Piera - Frigeni Franco.
Il Sentiero Rotary (segnavia giallo-azzurro) costeggia le sponde del Monte Magnodeno,
cima secondaria ma non per la bellezza dei suoi boschi ricchi di faggi, betulle e castani..
parte da Olate di Lecco, arriva a Somasca e tocca molti dei luoghi storici ai quali si ispirò l’autore dei Promessi Sposi. Voluto e realizzato dal Rotary club di Lecco, è un’«appendice verde» che dalla casa di Lucia porta al castello dell’Innominato.
Un sentiero sulle tracce del Manzoni
È stato l’ingegner Annibale Rota a progettare e proporre al comune di Lecco la realizzazione di questo sentiero. La sua intuizione di uomo colto e di interessi raffinati, era stata quella di offrire a chi lo percorre lo scenario descritto nei Promessi Sposi e di unirlo all’altra grande passione dei lecchesi, quella per l’escursionismo. Così l’itinerario manzoniano che gli amministratori della città lariana avevano, negli anni precedenti, costruito tra il centro cittadino e le immediata periferia lecchese, trova in questo sentiero una sua appendice per così dire «verde» sulle prime colline che circondano la incisione occupata dal Lago di Lecco e dal suo effluente in direzione sud, verso Calolziocorte, e la trovava grazie al Rotary da cui il sentiero ho preso il nome. Con questo obiettivo, i soci del Rotary lecchese incaricarono una guida alpina locale affinché individuasse, materialmente, il percorso più appropriato per questo itinerario che doveva esaltare tutti quegli elementi del paesaggio che il Manzoni descriveva come «prati verdissimi, declivi boscosi, torrenti spumeggianti, vallette ombrose e poggi ridenti», generalmente affacciati sulla città e sul lago e dominati dalle sovrastanti cime del Pizzo d’Erna, del Resegone e del Magnodeno. È nata così una traversata facile e praticamente pianeggiante che, partendo dalla presunta casa di Lucia Mondella a Olate (nella periferia di Lecco), tocca la parrocchia di Don Abbondio, sale sul poggio dominato dal palazzotto di Don Rodrigo e si spinge verso meridione lungo la costiera formata dal deposito di tre grossi torrenti alle falde del Resegone sino alla rocca di Somasca e ai ruderi del castello dell’Innominato.
L ’intero percorso è sempre ben segnalato da una caratteristica ruota dentata gialla in campo azzurro; per lunghi tratti percorre viottoli e mulattiere che tagliano a mezza costa boschi piacevolmente ombreggiati d’estate e splendenti nei vivi colori della primavera.
Prendetevela calma: a dispetto del suo traffico caotico Lecco è rimasta il "borgo che s'incammina a diventar città" di manzoniana memoria. Le mulattiere a ciottoli dove don Abbondio era solito passeggiare con il breviario fra le mani sono ancora lì, basta aver il tempo e la voglia di cercarle.
Il percorso è godibilissimo anche per chi non è abituato al trekking. Basta un buon paio di scarpe comode: la traversata completa richiede 5-6 ore, ma nulla vieta di coprirne solo un tratto. Lungo il tragitto si incontrano inoltre begli edifici rurali che ospitano spacci e rifugi dove si può fare tranquillamente uno spuntino.
Descrizione dell'itinerario
Il Sentiero parte da Olate di Lecco, nei pressi della fermata dell’autobus 1. Una trentina di metri prima, s’imbocca il Viale della Rimembranza che sfocia in via Caldone, si prende a sinistra e, dopo una cinquantina di metri, prima della strettoia, ecco, cinta da alte mura, la presunta casa di Lucia (si noti la lapide segnaletica sul portone al numero civico 19) che attualmente è un’abitazione privata. Si prosegue per la stretta strada, sbucando nella piazza della chiesa di Olate, ritenuta la
parrocchiale di Don Abbondio. Dopo averla costeggiata sulla destra in leggera salita, si giunge a un semaforo, lo si attraversa e si percorre per un breve tratto via Cernaia per immettersi, a sinistra, nello stretto viottolo allo Zocco che sale a Villa Guzzi, dopo aver fiancheggiato le casette dei contadini, al Palazzo di Don Rodrigo (vedi targa). Questo edificio oggi è di proprietà comunale e ospita un parco pubblico con una straordinaria vista su Lecco (che purtroppo nei fine settimana è chiuso). Si continua lungo via Luera che porta nei pressi della chiesa parrocchiale del rione Bonacina. Si prosegue lungo la via principale che costeggia il torrente Caldone fino a giungere a un ponte dove inizia via Movedo. Dopo averlo attraversato si svolta a sinistra su una strada ancora asfaltata da cui si stacca, subito dopo sulla destra, una mulattiera acciottolata contrassegnata dal segnavia 2 e dalla caratteristica ruota giallo-azzurra, simbolo del Sentiero; tutto attorno bei prati.
Con la città, con il suo traffico e il suo rumore, alle spalle, l’ambiente cambia totalmente. La mulattiera, quasi sempre ben conservata, si inerpica nel bosco, affianca per un breve tratto la nuova superstrada della Valsassina e riprende la salita che conduce, dopo aver toccato una santella votiva, alla bella chiesetta e all’abitato di Versasio, ai piedi del Pizzo d’Erna (a circa 30 minuti dal rione Bonacina). Quì si percorre la strada carrozzabile per Ballabio, si supera la chiesina di Versasio, incendiata e imbrattata con scritte blasfeme nell'aprile '99, fino a raggiungere il bar «Il Caminetto».
Oltre il bar si piega a sinistra su una strada privata, si supera la sbarra che impedisce il transito alle auto e si oltrepassa la deviazione per il Sentiero dei Carbonai verso Morterone. Si segue poi la strada e quindi la mulattiera che alterna tratti in piano a tratti in discesa (segnavia n. 1 e simbolo Rotary). Nei pressi di una recinzione, seguendo la segnaletica si svolta a sinistra in un’altra mulattiera che porta a superare Ca’ Berna e poi un apiario con arnie colorate (a 30 minuti dal Bar Caminetto). L’acciottolato che si imbocca sulla destra diventa ben presto un sentiero stretto tra muretti a secco prima e quindi incorniciato tra ampi e panoramici prati per inoltrarsi infine nel bosco lungo il tracciato che sale verso il Ponte della Tenaglia (el punt de la Tenaja).
Si oltrepassa una valletta fino ad arrivare all’impetuoso torrente Bione che si supera attraverso lo stesso ponte della Tenaglia (1h da Versasio). Eccoci all’agriturismo Ponte Tenaglia (aperto tutto l’anno), una delle località più frequentate dai lecchesi alla ricerca di un po’ di frescura . Si segue ora il sentiero che s’inoltra nel bosco con andamento pianeggiante per collegarsi alla mulattiera che sale da Germanedo. La si percorre in discesa, superando alcune casette fino a incontrare la popolare fontana della Marietta, dopo di che, si scende un breve tratto lungo una valletta per piegare a sinistra, risalire verso un paio di edifici e oltrepassarli: siamo ormai prossimi alla stupenda località Neguccio, dove solo dopo forti piogge si forma un piccolo lago che si fonde con panoramici prati. Dopo aver superato una casetta da cui si stacca un sentiero che consente di raggiungere ancora una volta Germanedo, la carrareccia si immette attraverso un ponte su un’altra sterrata che serve alcune cave di calcare.
Al bivio seguente si piega a sinistra e, sempre in leggera discesa, si costeggia l’alveo di un piccolo torrente (anche questo quasi sempre asciutto). Proseguendo, in prossimità del nastro trasportatore che sovrasta la strada, si incontra un’altra biforcazione che, sulla destra, porta a Carbonera, mentre lungo il percorso principale, che noi seguiremo in discesa, conduce al sentiero lungo il quale ci si allontana dal torrente e si risale nel bosco.
Superata una cascina, eccoci all’ombra di un bel castagneto; oltre il torrentello si sale a un pianoro erboso dove si piega a sinistra fino al bivio con il sentiero 28 che sale al Magnodeno. Si continua dapprima in piano, poi in leggera salita in un rado bosco che consente di arrivare alle cascine di Piazzo, punto panoramico su Lecco, sul monte Barro e sui Corni di Canzo. Proseguiamo, lasciando a sinistra il segnavia 29, lungo la traccia e al bivio con il sentiero che scende da Campo Secco, prendiamo a destra in discesa, fino a raggiungere un ristorante in un’ampia radura che ospita un punto di ristoro (tre ore e 30 minuti da Versasio).
Proseguendo, in breve si giunge ai ruderi della rocca che, secondo la tradizione, avrebbe ispirato il Manzoni per ambientarvi il castello dell’Innominato, anche se all’epoca in cui l’autore stese il romanzo (1628-1630) il maniero era da secoli in rovina. La tappa successiva, che si raggiunge attraverso una ripida scalinata, è il Santuario di San Girolamo Miani, detto anche il Santo della polenta, fondatore della Compagnia dei Servi dei poveri, divenuta ora la Congregazione dei Padri Somaschi. Il complesso merita un’accurata visita che consente di scoprire la chiesetta addossata alla montagna e, in un incavo, il «letto» di roccia sul quale San Girolamo riposava. La sua vita è rappresentata per episodi nelle cappelle affacciate sulla Scala Santa che scende a Somasca, sicuramente il modo migliore per concludere l’itinerario. Qui, nei pressi dei fabbricati degli Istituti dei Chierici Regolari di Somasca, ha termina il sentiero.
Per ulteriori notizie:
"Orobie" di aprile 2005 (di Lucio Benedetti e Chiara Carissoni)
Vie da scoprire: Sulle tracce del Manzoni