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Unione Operaia Escursionisti Italiani  
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28 gennaio 2007
Gita Rifugio Riccardo PIAZZA m.767


Da Lecco m. 214 all'abitato di Laorca (m. 450) ed al rifugio in ore 1:45 circa.
Ritrovo alla stazione FF. di Bergamo alle ore 7:45
Discesa: Medesimo itinerario.
Nota: Gita con il treno.
Coordinatori: Oberto Massimo - Vecchi Gabriele.

Scheda della gita Scheda della gita

Si parte da Laorca, (m 450) e si sale su comodo tracciato verso la cappella di S.Martino. Nella prima parte della salita non è raro essere in compagnia dei rocciatori che si cimenteranno sulle diverse vie del mitico Corno di Medale, paradiso invernale e palestra dei “Ragni”, e dove anche il leggendario Cassin ha posto la sua autorevole firma.
Lasciata la base del Medale, si raggiunge la cappella della Madonna del Carmine (m 746) importante balcone sul basso Lario. Su percorso meno ripido e ben segnalato, si prosegue in direzione del rifugio Riccardo Piazza, accanto alla chiesetta di San Martino, spesso meta domenicale di ritrovi a sfondo culinario.

Il percorso, che da Lecco sale alla chiesetta di San Martino, è stato calcato da generazioni di pellegrini, viandanti e turisti fra cui personaggi celebri come l'Abate Antonio Stoppani che così scriveva: "Oh il piacere dei monti, non lo provate voi? Quante volte nella solitudine della mia stanza, sento il richiamo a' miei monti, al S. Martino, alle Grigne, al Resegone, e parmi di essere portato a volo su quelle cime!".

Panorama sul lago di Como dal Rifugio Piazza

Descrizione dell'itinerario.

Dalla stazione ferroviaria di Lecco si raggiunge la piazza della chiesa dell'abitato di Laorca (a piedi o mediante l'autobus n.8), si imbocca la via Settala che si dirige verso il cimitero, situato all'interno di un'amplissima cavità naturale ricca di concrezioni calcaree. Si continua per la via Crogno sotto il muro di recinzione del cimitero e al termine si prende una stradina gradinata che sale (a destra) alle grotte di Laorca (480 m) scavate nel fronte di un'antica frana cementata. Subito a destra si scorge la prima grotta, trasformata in cappella, mentre a sinistra si segue un sentiero che porta alle altre, di cui la seconda è la più grande, grotta di San Giovanni Battista (25 m di sviluppo e 5 m di dislivello) e la più ricca di concrezioni. A essa è legata un'antica leggenda per la quale dalle vaschette interne di raccolta veniva prelevata l'acqua di stillicidio per benedire le colture del baco da seta, un tempo assai diffuse nel Lecchese. Ripresa la via Crogno si sale, con ampia vista su Lecco e il lago di Garlate, proseguendo a mezzacosta su una mulattiera a fondo naturale. Superata a destra una casa tinteggiata in rosa, si sale più ripidamente sino a raggiungere un boschetto; dopo averlo attraversato, si ha un bel panorama sul Resegone, a sinistra, e sulla parete verticale del Corno di Medale, a destra. Con alcune svolte si giunge al rifugio Corno Medale (528 m), situato in bella posizione. La mulattiera sale con due brevi svolte a monte del rifugio in direzione della parete del Corno di Medale e giunge alla strada di servizio (chiusa al transito automobilistico) al vallo paramassi, costruito lungo tutta la base del Corno di Medale e del Monte San Martino. Non potendo più procedere in quota si scende lungo la strada e, a una svolta a sinistra, si prende un'altra carrozzabile di servizio che si stacca a destra. La si risale fino ad incontrare la mulattiera che perviene (a sinistra) da Rancio. Si segue allora la freccia indicatrice per San Martino e si procede (altre frecce indicano di salire a destra, prima lungo la carrareccia e poi su alcuni gradini di roccia) fino a lasciare la strada per inerpicarsi, a mezza costa, in un rado boschetto di faggi, con ripidi zig-zag verso destra, alla base di grossi massi ricoperti di vegetazione, ai piedi della parete sud del Corno di Medale. Si sale rapidamente lungo la linea di massima pendenza sino alla base di un canalino roccioso dove si raggiunge, un crocefisso in legno con una targa ed un roseto. Si piega a sinistra seguendo il segnavia n.52 che prosegue a mezza costa giungendo, dopo un breve tratto pianeggiante, alla stazione di smistamento di una teleferica che sale a San Martino. Poco dopo si arriva, dopo circa un'ora dalla partenza, alla cappelletta della Madonna del Carmine (m 746, sulle pendici del Monte San Martino) importante balcone sul basso Lario con panorama sulla città di Lecco e il monte Barro. Dalla cappella, su percorso meno ripido e ben segnalato (sempre seguendo il segnavia n. 52), si prosegue in quota, oltrepassando un vertiginoso pendio alberato che sprofonda a sinistra e risalendo quindi con rapide svolte lasciando a sinistra un'altra stazione della teleferica (magnifico panorama sul lago di Lecco). Il sentiero continua pianeggiante fino ad un bivio (m 805) dove, lasciato a destra il sentiero n. 56 per la Corna di Medale si prosegue a sinistra per San Martino. Si supera, facilitati da una catena passamano, un ampio e ripido avvallamento roccioso e si scende lungo un costolone, in vista delle verticali pareti del Monte San Martino. Sempre in leggera discesa, nel bosco, si giunge ad alcuni spiazzi attrezzati a pic-nic (con griglie, panche e tavoli in legno) che precedono il rifugio Riccardo Piazza e l'antica chiesetta di San Martino.

Dal rifugio, si può proseguire verso nord, per un percorso piuttosto ripido e difficoltoso, verso il Forcellino (bocchetta di Val Verde) su un percorso che il CAI di Lecco ha attrezzato con catene di ferro e gradini artificiali.

Mappa dell'itinerario

In alternativa, anzichè da Laorca, si può partire da Rancio, frazione di Lecco: dalla piazzetta del cimitero di Rancio (m 370) prendere la via che sale tra le case (via Antonio Bonaiti – all’inizio, sulla destra, c’è una fontanella accanto alla quale è dipinto il segnavia 52). Poco più avanti imboccare a destra un viottolo a scalini e seguirlo fino a che non sbuca su una strada asfaltata; girare a sinistra lungo la strada e seguirla. Dopo un tornante a destra diventa sterrata: poco dopo si trova sulla sinistra il sentiero segnalato da cartelli metallici con i segnavia 58 (ferrata) e 52 (San Martino). Seguire questo sentiero (scalinata in cemento all’inizio) che sale dapprima ripidissimo tra due recinzioni e poi nel bosco fino a sbucare (altra scalinata in cemento) su una stradina sassosa affiancata da grandi reti paramassi (e ci si congiunge con l'itinerario proveniente da Laorca).

Rifugio Riccardo Piazza

Il rifugio Riccardo Piazza si trova su di un pianoro boscoso sul versante ovest del monte San Martino, a 767m. Sorge di fianco alla chiesetta di San Martino in un punto di incontro di diversi sentieri che portano a Lecco, al Corno Medale e sul Coltignone. Appartiene alla Sezione ANA di Rancio-Laorca. Non offre servizio di pernottamento.

Rifugio Piazza

La chiesetta di San Martino

Punto focale di tutto il percorso è la radura sul versante occidentale del Monte Coltignone-San Martino, dove accanto al rifugio Riccardo Piazza, sorge l'antichissima chiesetta di San Martino. L'edifico sacro, di cui non si conosce con esattezza la data di costruzione, fu eretto in questa posizione, isolata e difficile, assieme ad un romitaggio sulle cui rovine fu probabilmente costruita la baita che oggi ospita il rifugio. Secondo alcuni studiosi la chiesa era collegata alla badia di San Pietro Apostolo, nucleo che originò l'odierna Abbadia Lariana, fondata dai monaci Benedettini nel IX secolo. Ogni area possibile del monte era terrazzata e coltivata da coloni al servizio del monastero e un ripido sentiero, noto come "sentiero dei tecétt", inerpicandosi fra aspre pareti, collegava la sponda del lago con l'eremo. Solo nel 1268, quando i benedettini abbandonarono la badia di San Pietro, la piccola chiesa di San Martino passò a Lecco. Si provvide, allora, a costruire un sentiero d'accesso più facile e largo, quello che percorreremo nella nostra gita. Per qualche secolo la chiesa fu méta di pellegrinaggio ma, a causa della faticosità del cammino, perse via via fedeli tanto da essere abbandonata nel 1458. Nel 1528, il Medeghino, in lotta col Ducato di Milano, ordinò di distruggere gli edifici che considerava pericolosi dal punto di vista strategico e militare. Si narra che allora due suore vi si rifugiarono morendovi in miseria. Nel 1934, durante lavori di restauro, caldeggiati dal Cardinale Idelfons Schuster, furono rinvenute le fondamenta di un edificio preesistente, probabilmente di origine romana, e un vassoio di pietra con alcune reliquie tra cui un simulacro della Vergine in terracotta. All'esterno si scoprì una sepoltura contenente uno scheletro.
Attorno alla chiesa aleggiano antiche tradizioni e leggende, tra esse una vuole che quì sia morta la figlia di un re di Francia.
Dalla chiesa, una scalinata scende a una sorgente situata ai piedi di un casello in pietra.

Monte San Martino

Elemento notevole del paesaggio lecchese, la Corna di Medale è una delle più storiche pareti-palestra d'Italia e una delle più importanti delle Grigne, assieme al Sasso Cavallo. Larga circa 600 metri ed alta circa 400 metri, la parete Sud-sud-est domina l'imbocco della Valsassina e, grazie alla facilità d'accesso, è utilizzata dagli scalatori, principalmente lombardi, da oltre settant'anni.

Sulla Medale hanno lasciato la loro firma alcuni dei più bei nomi dell'alpinismo italiano, a partire da Riccardo Cassin, autore della prima via in assoluto della parete, tracciata nel 1931, assieme a Mario "Boga" dell'Oro. Dopo quella data molti campioni si sono cimentati su itinerari sempre più difficili tanto che, oggi, possiamo affermare che la Medale" è diventata una sorta di libro storico in cui leggere tutte le tappe evolutive dell'arrampicata.

Per quanto alle porte di Lecco, le scalate della Medale conservano l'impegno di vere e proprie vie alpinistiche. L'altezza di questa muraglia calcarea, infatti, può essere paragonata a quella di tante altre strutture dolomitiche. Un tempo, alla base della parete, era attivo un piccolo rifugio ove tutti gli scalatori facevano sosta per lasciare gli zaini e le cose che non servivano durante la scalata. Al termine del cimento era un piacere sostare per ristorarsi, magari gustando le specialità culinarie preparate dal gestore facendo quattro chiacchere. Il rifugio "da Zaccheo" era anche una sorta di punto d'incontro culturale per gli alpinisti e vi si potevano incontrare tutti i più celebri nomi di questa disciplina. Oltre alla via Cassin, celeberrima e con gli appigli lisciati ed unti dai continui passaggi, si affermarono nel tempo altre grandi e belle scalate come la via Boga, la Taveggia, la Bonatti, la Gogna o la Milano '68. Non molti anni or sono è stata predisposta anche una via ferrata che percorre l'estremo margine sinistro della parete, e oggi spesso usata come via preferenziale di discesa dagli scalatori della parete Sud-sud-est.

La salita della via ferrata richiede l'attrezzatura tipica per questi cimenti: casco, imbracatura, cordini, moschettoni, set da ferrata. Si raccomanda comunque di evitare, se possibile, i giorni festivi, quando il gran numero di persone impegnate sul percorso o su vie vicine potrebbe essere potenzialmente pericoloso per la caduta di pietre.

Itinerario alternativo (più impegnativo).

Si segue l'itinerario precedente fino al tempietto della Madonna del Carmine, e lungo la salita che porta, in direzione Nord-ovest, fino all spalla (a quota 805 m), dove un cartello indicatore specifica, a destra, l'imbocco del sentiero n. 56 per la Baita Falco e la Medale. Abbandoniamo, dunque, il tracciato principale per seguire la deviazione che sale ripida con stretti tornanti e poi devia a destra arrivando alla Baita Falco. Facendo attenzione alla rada segnaletica, si prosegue sulla traccia che s'inoltra lungo il ripido e selvaggio versante Sud del San Martino. Il primo tratto del percorso richiede qualche attenzione ma non offre difficoltà: man mano si procede, la traccia si fa più marcata e meno impressionante. Fra valloni, pietraie e rado bosco si giunge ad un'ultima salitina che si congiunge ai cavi della Via Ferrata della Medale, poche decine di metri sotto la croce di vetta. Dalla croce si prosegue per poco in salita fra blocchi finché s'incontra il sentiero che, verso sinistra, s'abbassa alla sella della Bocchetta della Medale (questo tratto può richiedere attenzione se con neve e ghiaccio).

Traversata la sella si prosegue lungo il crinale su una ripida traccia nel prato, guadagnando la rocciosa sommità di Quota 1048 m. Il sentierino si abbassa, ora, leggermente lungo una crestina e giunge ad un bivio dove si deve prendere a sinistra (a destra prosegue il sentiero n. 59 per il Monte Coltignone).

Inizia, ora, una magnifica traversata fra valloncelli e torrioni, molto panoramica e tutto sommato agevole (attenzione in caso di neve). Il lungo tragitto giunge ad un'ennesima selletta, la Bocchetta del San Martino, da dove si può percorrere la debole traccia che, verso sinistra, porta alla vicina sommità del monte.
Tornati alla bocchetta s'inizia a perdere quota affacciandosi sul Lario. Con belle visuali sulle grandi pareti occidentali del San Martino e sulla Val Verde si compie un lungo diagonale per poi iniziare una serie di tornanti che entra nel bosco. Lambito un baitello di pietra, si prosegue la discesa nel bosco sempre più rigoglioso fino a giungere al Rifugio Piazza e alla chiesetta del San Martino.


Ultimo aggiornamento il 19 gennaio 2007

   
         
Stella alpina