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31 luglio 2011
Gita Altopiano di Asiago – Monte ORTIGARA m. 2105


Altopiano di ASIAGO – Monte ORTIGARA m. 2105
da Campomulo m. 1530, su strada sterrata passando da Malga Fiara, Prà Campofilone e Piazza delle Saline al rifugio Adriana - Malga Moline m.1754 in ore 2:00 circa.
Facoltativo: proseguimento per sentiero (Seg. 839) al Cippo Italiano del Monte Ortigara a m. 2105, in ore 1:45.
Partenza: alle ore 5:00
Coordinatori: Angioletti Maurizio - Lavagna Mauro.

Modulo di iscrizione alla gita

Scheda della gita Scheda della gita

http://www.caiasiago.it/foto/840ColonnaMozza.JPGMonte Ortigara

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Monte Ortigara è una montagna delle Alpi alta 2.105 m (la cima prima della Grande Guerra era più alta di ben 8 metri: si è abbassata a causa dei continui bombardamenti che la videro teatro di sanguinosissime battaglie). È situato in Provincia di Vicenza, lungo il confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige, nella parte settentrionale dell'Altopiano di Asiago; fa parte della cosiddetta "zona censuaria": la competenza amministrativa è del Comune di Asiago, in realtà la proprietà è del Comune di Enego.


Fu teatro di una terribile battaglia, passata alla storia come Battaglia dell'Ortigara, durante la Prima guerra mondiale, che si combatté fra il 10 e il 29 giugno 1917 e che vide impiegati complessivamente 400.000 soldati per la conquista della montagna.
Per avere un'idea della violenza degli attacchi che qui si svolsero, si pensi che gli austriaci consumarono, in sola mezza giornata, 200 tonnellate di munizioni.
Gli italiani schierarono 22 battaglioni alpini nel tentativo della conquista dell'Ortigara occupata dalla prima linea austroungarica.

Il Monte fu da allora chiamato "calvario degli Alpini" e, nel settembre 1920, vi si tenne la prima Adunata nazionale degli Alpini in modo spontaneo, che vide circa 2.000 persone confluire sulla cima per deporvi una colonna mozza a memoria dei caduti, recante la scritta “Per non dimenticare”.

Il nostro itinerari
Dal rifugio Campomulo (m 1530), rimontando per prati i tornanti della strada, si sale al rifugio Campomuletto (m 1602) dove si imbocca, e si segue per un tratto, il "Sentiero del silenzio -Porta della memoria" (paletti tinti di blu); al monolite, seguendo una traccia a sinistra tra gli alberi, si abbandona il sentiero ed in pochi passi si torna sulla strada asfaltata. Poco oltre, l'asfalto cede il passo alla strada bianca, strada da seguire per alcune centinaia di metri fino ad un'ampia curva a destra, dove una pietrosa carrareccia stacca a sinistra, seguendo la quale si giunge in pochi istanti alla sovrastante malga Fiara (m 1600). Dalla malga, superando alcuni ricorrenti saliscendi, si segue la sterrata attraverso la pineta per circa 5 km, fino al rifugio Adriana/malga Moline (m 1755). Da Campomulo sono circa 2h. Da malga Moline si prende la strada per piazzale Lozze (parcheggio per auto) e la si segue fino a quando s'incontra il cartello che indica, sulla sinistra, il sentiero per M. Campigoletti. Il sentiero, non numerato, ma segnato in bianco e rosso, si innalza dolcemente e dopo una decina di minuti s'innesta sull'839 del CAI, seguendo il quale si risale una valle brulla nella parte alta, fino alla sella che divide Campigoletti dall'Ortigara. Piegando a destra (segnali CAI) in pochi minuti si è in vetta all'Ortigara; prima al cippo italiano e poco oltre, a quello austriaco. Da malga Moline circa h 1,40.

Itinerario di ritorno
Per la discesa, ignorando l'evidente sentiero 840 che prende avvio davanti al cippo italiano, si raggiunge ed aggira a destra il cippo austriaco, per poi discendere un tratto roccioso assai ripido, agevolato da un robu­sto corrimano di corda d'acciaio, fino al passo dell'A­gnella, e passando attraverso una breve galleria elicoi­dale (ex nido di mitragliatrici). Dal passo, piegan­do nuovamente a destra, si scende a malga Ortigara (m 1937) dove si riprende l'840. Seguendo il sentiero "tricolore" si raggiunge in breve la visibilissima Madon­nina del monte Lozze, la chiesetta ed il vicino rifugio Cecchin. Dalla chiesetta, una pietrosa mulattiera scen­de fino a piazzale Lozze da dove, svoltando nuova­mente a destra, in quindici minuti circa, si torna a mal­ga Moline. Tempo di discesa circa h 1,30.

    Tempo complessivo per l'intera escursione (rifugio Campomulo, malga Moline, monte Ortigara e ritorno), 6-7 ore.

Battaglia del monte Ortigara
La battaglia dell'Ortigara, denominata in codice Azione K, fu una violentis­sima battaglia d'alta montagna combattuta dal 10 al 25 giugno 1917 tra l'esercito italiano e quello austriaco, che vide impiegati 400.000 soldati per il possesso del monte Ortigara, sull'altopiano di Asiago. Si tratta della più grande battaglia in quota della Prima guerra mondiale.

Il fronte che vide protagoniste le truppe Italiane e Austriache, si estende per solo un chilometro e mezzo di linea all’incirca, e comprende, partendo da nord, quota 2003, il Passo dell'Agnella, l'Ortigara con le due quote 2101 (per gli austriaci quota 2075 "Le Pozze") e quota 2105 (per gli au­striaci quota 2107), Regione dei Ponari, Valle dell'Agnella e Monte Campi­goletti.

I prodromi della battaglia vanno ricercati nell'anno precedente, quando a seguito dell'offensiva austriaca nel Sud Tirolo, entrata nella storia con il nome di Strafexpedition, la linea difensiva italiana do­vette retrocedere fino ai margini dell'altopiano dei Sette Comuni, con ciò ab­bandonando posizioni che si ritenevano di capitale importanza per la salvaguardia dei confini.

Pur riuscendo a contenere la discesa al piano delle truppe imperiali, l'esercito italiano fu costretto dall'abile manovra nemica di arretra­mento a portarsi su una nuova linea assolutamente inadeguata e in posizione tattica subordinata rispetto a quella dell'esercito au­stro-ungarico. Si rendeva pertanto necessaria, secondo gli intendimenti di Cadorna, la riconquista delle posizioni perdute nel 1916.

Complessivamente la 52a Divisione perse nella Battaglia dell’Ortigara 12.633 uomini, dei quali ben 5.969 soltanto l'ultimo giorno, il 25 giugno. Pochi giorni dopo, il generale Mambretti, considerato l’unico, vero responsabile del di­sastro, fu rimosso dal comando. (per dovere di cronaca è necessario ricordare che Cadorna, a metà giugno, si era già rivolto nuovamente alla fronte Isontina, dopo aver perso interesse alle poco promettenti vicende dell’Ortigara – un suo classico atteggiamento che ne comprova le scarsissime abilità di reale condottiero). La stessa Sesta armata fu sciolta il 20 luglio, facendone confluire una parte nella Prima armata e una parte nella Quarta armata di stanza in Cadore.

Mentre i comandanti e tutti gli artefici di una delle più sanguino­se battaglie mai combattute dall’esercito italiano, si ricoprirono di infamia che anche i posteri non sapranno mai cancellare, mol­tissimi furono gli eroi, immacolati nella loro estrema dedizione, caduti ad affollare quel terribile cimitero all’aria aperta che, an­cor oggi, è l’intera zona dell’Ortigara.

Alpini

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Ultimo aggiornamento il 25 luglio 2011

   
         
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